sabato 24 Febbraio 2024 C0PM+0100

Nel mondo ci sono ancora più di 40 milioni di persone ridotte in schiavitù

Si stima che al giorno d’oggi circa 40,3 milioni di persone vivano in una condizione di schiavitù. Considerando che tra il quindicesimo e il diciannovesimo secolo erano circa 13 milioni, le cifre si sono triplicate. L’Organizzazione internazionale del lavoro ha dichiarato che donne e ragazze rappresentano circa il 71% delle vittime della moderna schiavitù. I bambini, invece, il 25%, per un totale di circa dieci milioni. Di quei 40,3 milioni di individui, quasi 25 milioni sono costretti ai lavori forzati, sotto minaccia e contro la propria volontà. Altre 15,4 milioni di persone, invece, sono costrette costrette a matrimoni forzati. Senza dimenticare che altri 4,8 sono sfruttati sessualmente. La maggior parte di loro è vittima di un lavoro che si svolge nel privato. Dalla pulizia delle case alla produzione di vestiti, dalla raccolta di frutta e verdura alla costruzione di strutture dedicate a giochi sportivi.

Cosa vuol dire parlare di schiavitù nel 2020? Secondo l’organizzazione Anti-slavery international, che lotta per l’abolizione della schiavitù, oggi una persona viene considerata in schiavitù per diversi motivi. Se è costretta a lavorare contro la sua volontà, ad esempio, se deve sottostare alle regole di uno sfruttatore, se è trattata o commercializzata come fosse un oggetto. Geograficamente la schiavitù moderna è più diffusa in Africa, seguita dall’Asia. Secondo il Global slavery index la Corea del Nord detiene il record assoluto: 104,6 persone in schiavitù ogni mille. In Europa, invece, al primo posto c’è la Grecia, con 8 schiavi ogni mille. La schiavitù è un grande affare che genera globalmente 150 miliardi di dollari all’anno di profitti. Quasi la metà provenienti dai paesi più sviluppati, compresa l’Europa.

Il 2 dicembre del 1949 l’Assemblea generale dell’ONU approvava la repressione del traffico di persone e dello sfruttamento della prostituzione. A distanza di più di 70 anni, è sempre più importante ricordare la giornata internazionale per l’abolizione della schiavitù.

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